Terapia d'urgenza - Rai Due  
   
   
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TERAPIA D’URGENZA:emozioni, batticuore, suspence

  Il nuovo medical-drama di Rai Fiction
   
 

Un gruppo di medici, le loro storie private e professionali all’interno di un grande ospedale pubblico di Milano, sempre pronti per una nuova emergenza, che li vedrà lottare contro il tempo per cercare di salvare un’altra vita.

TERAPIA D’URGENZA è la nuova fiction seriale di Rai Fiction, realizzata da Videomedia,  di genere medico-ospedaliero, sviluppata in 18 puntate della durata di 95 minuti ciascuna.

Le vicende narrate si ambientano nel Pronto soccorso di un immaginario ospedale milanese, dove il reparto di pronto intervento rappresenta il centro vitale della serie. Non semplice scenario attraversato da medici e pazienti, bensì fulcro della narrazione, contenitore di esistenze e destini, luogo ideale per lo sviluppo e l’intreccio di storie umane.

Ispirato al fortunato format spagnolo Hospital Central (190 episodi con sette anni di messa in onda e il 30% di share in patria), TERAPIA D’URGENZA vede in azione un’equipe di 15 professionisti, tra medici e paramedici, accomunati da un profondo rispetto per la deontologia professionale.

Ci sono un primario sicuro ed esigente (Cesare Bocci), un chirurgo d’urgenza tutor degli specializzandi, all’apparenza burbero (Rodolfo Corsato), un chirurgo donna che gli fa da contraltare con disponibilità e dolcezza (Antonella Fattori), una capo infermiera efficiente e precisa (Daniela Scarlatti), una dottoressa (Milena Miconi), pronta a portare scompiglio nelle vite dei colleghi (Sergio Muniz e Marco Basile), una pediatra determinata e precisa (Alessia Barela) che troverà una vera amica nella più intuitiva delle infermiere (Elisabetta Rocchetti). Non mancano gli specializzandi (Michele Cesari) e  infermieri rassicuranti e simpatici (Max Pisu), paramedici (Miriam Mesturino, Andrea Marrocco e Leonardo Ruta) sempre pronti alle chiamate e l’addetta all’accettazione (Giusy Frallonardo) che conosce un po’ tutti i segreti dell’ospedale.

Ma in TERAPIA D’UREGENZA ci sono soprattutto tante storie attuali di aiuto e soccorso, specifiche in ciascuna puntata.

Sono vicende relative a interessanti casi medici che si ispirano a reali fatti di cronaca, che coinvolgono bambini, adulti, anziani, italiani ed extracomunitari, ricchi e poveri. I casi affrontano aspetti della nostra realtà quotidiana: razzismo ed emarginazione sociale, tossicodipendenza e alcolismo, violenza domestica e omosessualità, doping e violenza negli stadi,  anoressia, droga, trapianti e donazione di organi, Aids, aborto, fecondazione assistita e molto altro ancora.
Le storie non sono stereotipate, bensì improntate alla modernità, con poche concessioni alla retorica, che portano in scena tormenti che affliggono realmente medici e pazienti per trasformarli in casi esemplari.

TERAPIA D’URGENZA è anche azione. Il ritmo viene garantito dalla continua attività di medici e paramedici in corsia e dagli interventi esterni del 118. L’unità di soccorso mobile – l’ambulanza – come vera protagonista, porta il suo vitale contributo sul luogo di gravi e drammatici incidenti: corse d’auto clandestine, incidenti ferroviari, incendi e crolli di palazzine, stragi automobilistiche, risse mortali e rapine. Ed è proprio l’intervento dell’ambulanza a riportarci in ospedale, dove i nostri protagonisti, prontamente, devono salvare la vita dei loro pazienti, spesso in gravissime condizioni. Il supporto delle forze dell’ordine e delle squadre di Vigili del Fuoco rende le situazioni ancora più realistiche dal punto di vista narrativo, oltre che forti ed empatiche a livello visivo.

TERAPIA D’URGENZA parla di emozioni e sentimenti universali, raccontando storie reali e problemi che riguardano ciascuno di noi.

Tutti i personaggi di TERAPIA D’URGENZA sono sfaccettati e ricchi di sfumature, ognuno di loro porta con sé un bagaglio di emozioni, incertezze, paure, sogni e speranze. Le loro vite  si intrecciano, perché si conoscono, si frequentano, a volte si amano, e spesso hanno una carriera in corso o un passato condiviso. A queste storie si affiancano le vicende dei parenti dei pazienti, degli amici, in un crescendo di pathos e colpi di scena, in una continua lotta contro il tempo, perché in un Pronto Soccorso anche una sola frazione di secondo può significare la vita o la morte di un essere umano.

Del gruppo dei protagonisti fanno parte due medici in forte contrasto ma legati da una passione pronta ad esplodere, la cui interpretazione è affidata a Rodolfo Corsato e Antonella Fattori. Il primo si è diviso fra teatro, cinema (“Manuale d’amore”, “L’amore è eterno finchè dura”) e la tv (“L’ultimo dei Corleonesi”, “Crimini”), la seconda, dopo poliedriche esperienze, ha raggiunto la grande popolarità col ruolo della contessa Anna Ristori nelle prime due serie della saga “Elisa di Rivombrosa”. A far palpitare i cuori delle telespettatrice contribuirà la bella dottoressa interpretata da Milena Miconi, reduce dai successi di “Carabinieri” e “Don Matteo”, che contende il suo cuore tre due belli delle fiction: Sergio Muniz e Marco Basile, colleghi in corsia, rivali in amore. Alle prese con una relazione clandestina l’affascinante primario che ha il volto di Cesare Bocci, reduce dai fasti di successi tv come “Montalbano”: il suo cuore sarà spezzato dalla capo-infermiera, interpretata da Daniela Scarlatti, ex volto della soap opera “Vivere” e di fiction come “Il Maresciallo Rocca” e “La squadra”. Arricchiscono e completano il cast dei quindici protagonisti Alessia Barela (premiata protagonista femminile del film “Velocità massima” di Vicari e in tv protagonista de “La squadra”, “Distretto di Polizia” e “Marcinelle”), Elisabetta Rocchetti (premio Globo d’0ro come miglior attrice esordiente per “L’imbalsamatore”), Michele Cesari (da “Casa Vinello” a “Orgoglio”) Giusy Frallonardo (da “Incantesimo“ a “Raccontami”), Miriam Mesturino (attrice di teatro dall’età di otto anni), Leonardo Ruta (da “Un posto al sole” a “Don Matteo”), Andrea Marrocco (da “La squadra”) e il celebre comico di “Zelig” Max Pisu.

Nel corso delle puntate si aggiungeranno al cast fisso numerose guest star come Isa Barzizza, e ancora  Ugo Conti, Benedetta Massola, Davide Devenuto, Valeria Morosini, Elisabetta De Palo, Michela Andreozzi,.

Un’altra importante novità di TERAPIA D’URGENZA è rappresentata dall’ambientazione: Milano, precisamente la Bovina. Il capoluogo milanese sarà scenario di numerose location anche nell’hinterland. L’imponente progetto di 18 episodi ha visto tre anni di preparazione da parte di Videomedia e nove mesi di lavorazione e riprese, con 150 persone, tra maestranze e troupe, all’opera in un teatro di posa esteso per 1.500 mq. Negli studi televisivi è stato costruito ex-novo un vero e proprio ospedale, dotato di ben 29 differenti ambienti scenici - tra cui due sale chirurgia, una sala operatoria e una stanza di terapia intensiva - tutti riprodotti in modo veritiero nell’allestimento e nell’arredamento.
Attraversato da più di 5 chilometri di cavi elettrici e da oltre 500 corpi illuminanti, questo immenso set televisivo accoglierà un incredibile numero di persone: 15 attori protagonisti, 14 co-protagonisti, più di 300 ospiti di puntata, più di un migliaio di comparse al mese, scelti tra gli oltre 4000 curriculum pervenuti presso gli uffici di Videomedia Italia. 

L’ultima produzione di prestigio che la Rai ha interamente realizzato nella città di Milano risale a ben 26 anni fa. Era il 1 novembre 1981, e la tv di stato trasmetteva sul primo canale (Raiuno) la prima delle quattro puntate dello sceneggiato “Storia di Anna”,diretto da Salvatore Nocita. Una giovane Laura Lattuada dava corpo e voce ai turbamenti della protagonista Anna, ragazza della borghesia milanese precipitata nel tunnel della droga. Roberto - interpretato da Mario Cordova - studente universitario e giocatore di rugby, si innamora di lei dopo che questa, con la scusa di un passaggio in auto, lo ha scippato. Era la prima volta che la Rai accettava di parlare di droga in uno sceneggiato popolare.

Realizzato da Videomedia Italia con Rai Fiction, TERAPIA D’URGENZA ha il Patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia.

   
I personaggi e le loro storie
 
Due “nemici” in corsia, coi loro drammi passati, ed una passione destinata prima o poi ad esplodere.
RICCARDO MALOSTI (Rodolfo Corsato), 47 anni, chirurgo d’urgenza, non si può proprio definire  “simpatico”. Le sue eccellenti doti di chirurgo sono universalmente riconosciute e molti dei più giovani devono ammettere di aver imparato da lui quasi tutto ciò che sanno, anche se averlo come tutor non è stato affatto facile. Allergico alla burocrazia, alle carte, alle regole bizantine e spesso inutili che vigono in un ospedale pubblico, il Dottor Malosti ama andare dritto al punto e il punto, per lui, sono i pazienti ed il loro benessere. E’ un bell’uomo, il fisico ancora prestante, la zazzera di corti capelli sale e pepe e lo sguardo penetrante… e per di più è single! La sua corazza non è stata ancora scalfita e nessuna donna è riuscita ad avvicinarsi davvero, superando la distanza di sicurezza del rapporto tra colleghi o tra medico e paziente. Tutti sanno che, nel passato, c’è stata: una donna importante, profondamente amata ed altrettanto profondamente odiata in seguito. Si tratta della madre di suo figlio Alessandro che, dopo aver covato per anni un’infelicità ed un’insoddisfazione che Riccardo vagamente intuiva, se ne andò improvvisamente. Riccardo si è trovato così di colpo a dover far fronte al dolore, all’impotenza, alla rabbia per il gesto della sua donna partita per il Canada ed alle incombenze di un figlio di sei anni. Riccardo, dopo tanti anni, ha finalmente recuperato un po’ di serenità,  ha scoperto una vera vocazione alla paternità, una dimestichezza con il ruolo che l’ha portato a fare un’altra scelta difficile e per molti incomprensibile... Nella sua vita, infatti, ha fatto entrare Dario, un ragazzino arrivato in Ospedale circa un anno prima con un’assistente sociale: l’avevano trovato semi assiderato in un rifugio di fortuna costruito con cartoni e vecchie coperte, in un punto riparato di un grande parco cittadino. Un bambino, di un anno più piccolo di Alessandro, che viveva da solo per strada, dimenticato da tutti. Prendersi cura di lui, non ha significato limitarsi a guarirlo: quando l’assistente sociale gli ha detto che sarebbe finito in una struttura di accoglienza in attesa di trovare una famiglia affidataria si è immediatamente offerto di prenderlo con sé, suscitando lo stupore e l’ammirazione di tutti. Ma Riccardo è così, capace di scelte improvvise, come di altrettanto improvvise tenerezze. Così ora Dario vive con lui ed Alessandro. Di Dario, arriverà anche il fratello maggiore, Mauro, un ventenne scapestrato e portatore di guai… Riccardo non immagina neppure per un attimo che, a far finalmente breccia nel suo cuore, sarà una donna come la Dr.ssa Gandini, una donna che riesce a mandarlo su tutte le furie con la sua sola presenza, l’unica che sembra non temere la sua umoralità, ma anzi si permette di rintuzzarlo ogni volta che apre bocca.

CRISTIANA GANDINI (Antonella Fattori), 43 anni, chirurgo d’urgenza, è stata profondamente segnata dalla vita. Ciò a cui la dottoressa Gandini è sopravvissuta è un dolore tanto profondo da poter distruggere una vita, un dolore che l’ha annichilita per anni, prima che riuscisse faticosamente a trovare la forza di rimettersi in piedi. Suo figlio Andrea aveva solo tre anni quando una malattia inarrestabile ed incurabile – una forma particolarmente aggressiva di leucemia – se l’è portato via. Il suo piccolo stroncato da un male che lei, a quel tempo da poco laureata ed all’inizio della specializzazione, non aveva potuto curare. Dopo anni vissuti con energia e determinazione – il matrimonio, due figli, Elena e appunto Andrea, avuti giovanissima, gli studi in medicina – dopo aver stupito parenti e amici con una grinta ed un entusiasmo che sembravano inesauribili, Cristiana si è sentita improvvisamente mancare la terra sotto ai piedi. Tutto è cambiato: il rapporto con suo marito, si è sgretolato come un palazzo investito da una bomba e di quello che era un matrimonio felice non è rimasto praticamente nulla. Superare quell’immenso dolore e ricominciare a vivere le è costato uno sforzo immenso: eppure Cristiana ce l’ha fatta. E’ riuscita a superare la morte del figlio senza perdere il gusto della vita, senza morire con lui. A salvarla sono stati certamente sua figlia Elena, ma anche l’amore per la medicina, la speranza che, grazie al suo lavoro, altre vite potessero essere risparmiate. Cristiana ha così ripreso la specializzazione, ha superato brillantemente gli esami ed è diventata un ottimo medico, non solo per le sue capacità diagnostiche e chirurgiche, ma anche per la sensibilità con cui sa trattare con i pazienti, la comprensione che ha verso le ansie dei loro cari: lei sa cosa si prova in quelle lunghe ore d’attesa davanti alle sale operatorie, conosce l’angoscia di chi cerca di decifrare sul volto di un medico il responso sulle condizioni di un marito, di un figlio. Oggi, nove anni dopo la perdita di Andrea, Cristiana è una donna vitale, energica, coraggiosa, che affronta la vita con la tempra della combattente. Una donna intelligente, che lotta ogni giorno per non far pesare sulla figlia - ormai adolescente e desiderosa di libertà - i timori che la perdita di Andrea le ha lasciato addosso. Una donna risoluta, che ha deciso di separarsi dal marito, piuttosto che trascinarsi in un matrimonio ormai finito. Una donna affascinante, che non teme i segni che la vita le ha tracciato sul volto e non cerca rassicurazioni nello sguardo degli altri. Una madre che deve preoccuparsi dei problemi adolescenziali di sua figlia Elena, che perde la testa per un ragazzo più grande che – guarda caso – lavora in ospedale. Al lavoro nessuno conosce la sua storia – Cristiana tiene molto alla sua privacy e soprattutto non ama fare mostra delle sue ferite - ma tutti l’ammirano per la forza e l’energia che sa emanare, per la grinta con cui affronta ogni giornata ed anche perché è l’unica che sa tener testa al Dottor Malosti… Tra Cristiana e Riccardo sono state scintille fin dal primo giorno. Capacità professionale e competenze non sono mai state in discussione: entrambi si stimano e riconoscono le doti dell’altro, ma è come se non riuscissero a trovare una quadratura del cerchio dal punto di vista caratteriale ed umano. Quando la incontriamo, Cristiana è in un momento molto particolare della sua vita, un momento in cui, dopo aver molto sofferto e molto combattuto per ricominciare a vivere, sente il bisogno di prendere fiato. Confusamente e forse senza neppure riuscire a confessarselo, Cristiana vorrebbe deporre le armi, anche solo per un attimo, e vivere un momento di leggerezza, di follia. L’occasione – evocata dal suo bisogno o semplicemente colta al volo – arriva con l’incontro di Daniele Guidi (Davide Devenuto), un giovanissimo specializzando conosciuto ad un corso e poi ritrovato in Ospedale. Cristiana stessa non saprebbe spiegare come si è ritrovata tra le sue braccia la sera stessa in cui l’ha conosciuto... Fatto sta che è successo e Cristiana non se ne pente, anche perché pensa che sia un episodio irripetibile e destinato a rivivere solo nei ricordi. Grande è la sua sorpresa, quindi, quando se lo ritrova davanti in Pronto Soccorso pronto a cominciare il suo tirocinio di specializzando: la sua prima reazione è di ristabilire le distanze e archiviare il passato, ma Daniele non è dello stesso avviso e con l’impudenza dei suoi 26 anni la trascina in quella che diventa a tutti gli effetti una relazione.

 Un infuocato e passionale  triangolo amoroso.

VALERIO SANTAMARIA (Marco Basile), 35 anni, medico d’urgenza, tratteggia i caratteri di un vero Principe Azzurro: giovane, bello, ricco, divertente, medico capace. Un sogno, insomma. Ed in effetti Valerio è un po’ il sogno delle giovani infermiere, il raggio di sole nella giornata difficile delle pazienti, il fidanzato ideale, lo scapolo d’oro. Affabile, spiritoso, gentile, nelle sue parole e nei suoi modi si respira l’educazione raffinata dei rampolli alto borghesi, il suo fisico parla di sport praticati fin da bambino. Ma non bisogna pensare che Valerio sia uno snob o un insopportabile pallone gonfiato che fa mostra e vanto delle sue fortune: è invece un ragazzo alla mano, disponibile con tutti. Del resto, il suo rapporto con la famiglia è tutt’altro che sereno: figlio unico di una madre stremata da una vita dedicata alla composizione ed al mantenimento di un quadretto familiare di idilliaca perfezione e di un padre votato all’accumulo di denaro, Valerio è stato “naturalmente” indirizzato agli studi di Medicina con l’idea di farne un giorno il degno successore di suo padre, chirurgo plastico di grande fama, proprietario di una delle cliniche più quotate d’Italia. La sua era una vita già decisa in partenza, tracciata su binari di sicuro successo. Ma Valerio capisce presto che, mentre la chirurgia plastica non scatenava in lui alcun interesse, la medicina interna ed in particolare quella d’urgenza lo entusiasmavano. Grande è stato lo sconcerto dei suoi genitori quando ha dichiarato di voler proseguire con un tirocinio in Pronto Soccorso e, da lì in poi, è stato un susseguirsi di incredulità: il tirocinio, la specializzazione, la scelta –meditata e motivata - di lavorare in un ospedale pubblico, il rifiuto di proseguire l’attività paterna... In Ospedale è stato dapprima visto con un po’ di sospetto e diffidenza: che cosa ci faceva lì il rampollo di Santamaria? Che bisogno aveva di quel lavoro, visto che era figlio di tanto padre? Riccardo, che è stato il suo tutor, l’ha strigliato e strapazzato a dovere, facendolo lavorare più degli altri, pretendendo da lui più che dagli altri, ma alla fine lui, come tutti, si è dovuto arrendere di fronte alla determinazione, all’intelligenza, alla ferrea volontà di Valerio. Superato con successo l’esame di specializzazione, Valerio è diventato a tutti gli effetti parte dello staff del Pronto Soccorso, guadagnandosi la stima e l’affetto di tutti, mentre è rimasta latente ma pesante la conflittualità con la sua famiglia. Ad accrescere la conflittualità, dopo le scelte professionali, sono arrivate quelle sentimentali. Valerio, infatti, è stato legato per molto tempo a LAURA COSTA (Milena Miconi), sua collega del Pronto Soccorso, una ragazza dalle innegabili qualità, ma del tutto estranea alle alte mire matrimoniali che la madre covava per lui. Eppure quello tra lui e Laura è stato un grande amore, un amore fatto di complicità, tenerezza, allegria. Insieme si sono divertiti tanto, su questo non c’è dubbio, ma proprio quella cifra di leggerezza, di disimpegno, li ha portati alla fine alla rottura. Valerio è così passato dallo sconcerto al dolore e dal dolore alla rabbia: proprio lei, che lo accusava di non amarla abbastanza, non ha esitato a intrecciare una nuova relazione e per di più con NICOLA PALUMBO (Sergio Muniz), un collega del reparto!
I rapporti tra Laura e Valerio sono comprensibilmente tesi, non mancano occasioni di scontro che presto degenerano in recriminazioni e reciproche accuse e vani sono tutti i tentativi di Laura di riportare i loro scambi ad un livello di serenità accettabile. La verità è che, nonostante tutto, anche se non lo ammetterebbe mai, Valerio continua ad amarla ed a soffrire per la rottura e se arriva a ferirla con le sue parole e le sue accuse è forse solo per vederla soffrire quanto soffre lui. La momentanea fragilità di Valerio, lo fa scivolare tra le braccia di Carola (Benedetta Massola), vecchia amica d’infanzia, che ritrova casualmente in pronto soccorso e con la quale intreccia una relazione che riesce almeno momentaneamente a consolarlo. Ma il pressing familiare, unito alla sensazione di trionfo che gli provoca la gelosia di Laura, lo portano a premere sull’acceleratore.

LAURA COSTA, 33 anni, medico d’urgenza, con il nuovo collega Nicola, conosce momenti di grande felicità e sente che finalmente la sua vita ha ripreso il percorso che lei voleva e non le riserverà più brutte sorprese. Certo la situazione non è facile: lei, Valerio e Nicola lavorano insieme ogni giorno e il passato pesa ancora molto. Su Valerio, che soffre e si sente tradito, su Nicola che deve far fronte al rancore del collega, su Laura che si trova troppo spesso a far fronte a musi e malumori. E’ un periodo di terribile confusione quello che attraversa Laura quando la conosciamo, un caos sentimentale dal quale non vede uscita e che, involontariamente, causa difficoltà e sofferenza in Nicola, minando il loro rapporto, un intrico di sentimenti confusi e spesso contrastanti.

NICOLA PALUMBO, 38 anni, medico d’urgenza,  ha conseguito la laurea con lode, la specializzazione con note di merito, ha dato ai suoi genitori – padre italiano e madre spagnola - la gioia di vederlo sull’altare e di stringere tra le braccia una nipotina. Un figlio perfetto, un marito modello, un padre affettuoso, un uomo con le spalle larghe. Poi il suo matrimonio ha cominciato a traballare: Olga (Valeria Morosini), sua moglie, evidentemente non era altrettanto pronta a sopportare il peso delle responsabilità familiari, i cambiamenti dettati dalla nuova vita di moglie e madre. Meno temprata all’abnegazione di sé, Olga ha ceduto molto presto, tra recriminazioni e proteste, lacrime e urla, arrivando persino a rinfacciare a Nicola di essere sempre così stucchevolmente calmo e assennato. Lui ha fatto tutto quello che era umanamente possibile per tenere in piedi la sua famiglia, sopportando scenate e veri o presunti esaurimenti nervosi, cercando di preservare la figlia Bianca dallo sfacelo che si stava consumando e rassicurando chiunque glielo chiedesse sulla sua felicità. Ma in quello sforzo ha consumato tutto l’amore che gli restava per la moglie ed è arrivato ad odiarla, a non sopportare neppure più la sua presenza. Separarsi è stata una scelta di autoconservazione: si è visto costretto ad infliggere un dolore ai suoi genitori, a sua figlia, ad Olga stessa. La collega Laura gli era piaciuta da subito, dal primo momento in cui ha messo piede in Ospedale, quando ancora era un uomo sposato e lontano dall’idea di tradire Olga. Ma ora uomo libero da ogni legame ed anche lei, l’avvicinarsi è stato quasi naturale, il traguardo di un desiderio a lungo accarezzato. Anche se l’ex fidanzato di lei,Valerio, è sempre lì in mezzo a loro, e non solo perché condividono lo stesso ambiente di lavoro. Nicola è troppo intelligente e sensibile per non vedere quello che Laura si ostina a negare, per non capire che lei non è solo sua. Eppure Nicola non può, non vuole rinunciare a quel nuovo amore e così per un po’preferisce far finta di niente piuttosto che porre un problema che potrebbe portarli alla separazione, gioca la carta della roccia nella tempesta, aspettando e sperando che la furia dei venti si plachi e torni il sereno. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che Bianca, sua figlia, si mostra da subito fredda e ostile verso Laura, rifiutando la sua presenza a casa del padre, usando ogni arma che un bambino di otto anni conosce per creare problemi e tensioni, né Laura è nello stato d’animo per affrontare serenamente quel genere di ostacoli ed i suoi tentativi per farsi amica Bianca sono deboli e poco efficaci.

Una relazione clandestina in corsia.

GIULIA GRAZIOSI (Daniela Scarlatti), 43 anni, capo infermiera, è energica, efficiente e precisa,  un’organizzatrice nata, il tipo di donna che sa gestire perfettamente e senza perdere la calma un Pronto Soccorso affollato e contemporaneamente mantenere inalterata la propria umanità. Ma non bisogna pensare che Giulia sia una “lady di ferro”, autorevole e mai autoritaria, non urla, non esige, ma semplicemente chiede con una tale gentile fermezza che chiunque è ben disposto ad accontentarla. Del resto tutti si fidano ciecamente di lei, sanno che ha sempre la situazione sotto controllo e se chiede qualcosa è per una precisa ragione. Discreta e rispettosa del suo ruolo, Giulia non si permette mai d’interferire con le decisioni di un medico, soprattutto di fronte ad un paziente. Materna e rassicurante sul lavoro, nella vita privata ha invece una situazione molto meno chiara e definita: il suo matrimonio è stato messo duramente alla prova dalla distanza fisica che la separa dal marito Francesco, il cui lavoro di ingegnere lo ha portato spesso e per lunghi e lunghissimi periodi all’estero. Giulia ha cercato per molto tempo di tenere vivo quel legame, e di credere in quel matrimonio che non é stato rallegrato dall’arrivo di figli, tanto desiderati. Ma è ancora una donna piacente e piena di vita e quasi suo malgrado si è sentita piano piano franare tra le braccia di SERGIO DANIELI (Cesare Bocci), sedotta dal suo animo buono e allegro, da quel modo romantico e un po’ d’altri tempi di corteggiarla. Sergio le ha fatto una corte serrata e spietata, usando ogni arma per farla capitolare e lei, sebbene non avesse mai immaginato di intrecciare una relazione extra coniugale e per di più con un suo superiore, alla fine si è lasciata travolgere da quella passione. Passione che però deve restare nascosta ai loro colleghi, in una clandestinità che un po’ complica le cose, ma un po’ le rende più eccitanti.
SERGIO DANIELI, 50 anni, primario del Pronto Soccorso. Vale il detto “Can che abbaia non morde”: nonostante le sue fattezze da orso ed i suoi modi burberi, è in realtà un pezzo di pane, un uomo di grande umanità e profondamente buono. Ottimo medico, ha fatto carriera solo grazie alle sue indiscutibili capacità ed in questo senso è fiero di non dovere niente a nessuno, anche se il ruolo direttivo che è arrivato a ricoprire non è decisamente nelle sue corde. Sergio, infatti, preferisce curare i malati sul campo piuttosto che passare il suo tempo tra conti e scartoffie, per cui spesso diserta riunioni e appuntamenti per prestare servizio attivo nel Pronto Soccorso. In questo è molto solidale con Riccardo – altro nemico giurato di carte bollate e regole burocratiche – anche se, nella sua posizione, Sergio si vede spesso costretto ad alzare la voce per far rispettare regolamenti e disposizioni ospedaliere. La sua situazione familiare è alquanto complessa e annovera un’ex moglie da cui ha avuto una figlia ormai più che trentenne, un’ex compagna, per arrivare ora a Giulia, la capo infermiera del Pronto Soccorso, con la quale da qualche mese vive un’appassionata storia d’amore. Con Giulia, Sergio ha trovato l’approdo di una vita, la donna giusta, il menage perfetto, fatto di reciproca stima e comprensione, in cui le sue manie ed abitudini trovano il giusto spazio, anche se un po’ comincia a pesargli il non poter vivere la loro storia alla luce del sole…

La pediatra e l’infermiera

MARINA RANIERI DEL COLLE (Alessia Barela), 37 anni, pediatra, proviene da una ricca famiglia. Quella dei Ranieri Del Colle è una ricchezza solida, antica e poco esibita, un gusto da gentiluomini di campagna, uno stile improntato alla raffinatezza ed all’esclusività che  hanno nutrito la crescita di Marina. Ragazza decisa, volitiva, sicura di sé e delle sue scelte - non si è lasciata incastrare dall’azienda di famiglia, mettendo subito in chiaro che le sue aspirazioni erano altre, affrontando e risolvendo il conflitto con i desideri paterni in modo più netto e deciso di quanto non sia riuscito a fare Valerio.

Ma Marina è così: netta, risoluta, quasi sfrontata nel suo modo di prendere posizione “senza se e senza ma”.  Nessuno riesce a dire di trovarla istintivamente simpatica o alla mano. Così, quando Marina si trova ad affrontare i misteriosi, ripetuti ricoveri di un bambino senza riuscire a dare una spiegazione della sua malattia, senza stabilire una diagnosi risolutiva, molti cominciano a pensare che, dietro a quella sfrontata sicurezza, si nasconda in realtà un’incompetente, un’incapace. Il recupero del rapporto con i colleghi non è immediato e passa non solo attraverso la scoperta della causa dei mali del bambino, ma anche e soprattutto un ammorbidimento di certe sue durezze e di certi suoi giudizi troppo netti. Ad aiutarla ed illuminarla in questo percorso c’è ESTHER (Elisabetta Rocchetti), una delle infermiere del Pronto Soccorso, l’unica che intravede la fragilità, la paura di sbagliare che assalgono Marina durante il difficile trattamento di quel caso che sembra irrisolvibile. E’ lei la prima a stringere un vero rapporto con la nuova pediatra e, nell’alternarsi di scambi amichevoli e scontri nati da diversi punti di vista, è sempre lei ad aprirle gli occhi sulla difficoltà che comportano certe scelte in vite meno facili della sua. Perché la verità è che la vita è molto facile per Marina. Lei prende e lascia, fa e disfa, liberamente sceglie e liberamente giudica senza porsi troppi problemi. Anche in campo sentimentale, ha esplorato le sue inclinazioni sessuali e, quando ha scoperto di amare le donne più degli uomini, l’ha dichiarato senza proclami ma anche senza drammi. A dir la verità in molti, negli anni dell’Università, si chiedevano come fosse possibile che nessuno dei ragazzi che le si proponevano riuscisse a sciogliere quella che ormai era stata soprannominata “la regina delle nevi”. I corteggiatori respinti si consolavano dichiarandola un’algida convinta di essere chissà che, ma la sua reticenza non faceva che moltiplicare gli assalti di chi sperava in una vittoria. Marina, dal canto suo, si giustificava dicendo che nessuno era abbastanza interessante, intelligente, sveglio per affascinarla. Ma la verità le è presto saltata agli occhi, materializzandosi nello sguardo azzurro di una collega di specializzazione, Vera (Michela Andreozzi). Quello di Marina è stato un vero e proprio colpo di fulmine e da quel momento ha capito che sarebbero sempre state le donne a farla innamorare. Il rapporto con Vera è stato lungo, intenso, emozionante, cementato da quella che per entrambe era una scoperta ed una novità. Ma mentre Marina, una volta che la loro coppia è stata “scoperta” ed esposta alle risate ed ai pettegolezzi, non ha avuto remore ad affrontare la verità pubblicamente ed a testa alta, Vera si è lasciata schiacciare dalla vergogna di essere bollata ed additata come lesbica. Quello che per Marina era un naturale outing, per Vera è diventato un dramma che ha segnato la fine della loro storia. La richiesta di trasferimento è stata una scelta quasi obbligata, un modo per sfuggire ad una convivenza professionale divenuta insopportabile e ad un dolore che si rinnovava ogni giorno incontrando Vera nei corridoi del reparto ospedaliero dove lavoravano insieme… 
ESTHER BRUNo (Elisabetta Rocchetti), 33 anni, infermiera, è figlia unica di un operaio e di una casalinga,   l’infermiera che tutti noi vorremmo incontrare in Ospedale: gentile, affettuosa, sorridente, dedita, sempre pronta a regalare una parola d’incoraggiamento. Eppure non è bella, ha un’intelligenza nella media, una famiglia di origini piuttosto umili. Ha imparato a fare economie, a cucinare con gli avanzi, a godere di cose minime come fossero lussi principeschi e a lavorare sodo senza aspettarsi niente da nessuno. Il cortile della casa di ringhiera dove abitava è stata la spiaggia delle sue vacanze e il giorno in cui ha guadagnato il suo primo stipendio il più bello della sua vita. E’ una ragazza semplice e solare, allegra e giudiziosa, amata da tutti e che sa essere felice con poco, forse proprio perché non si aspetta mai niente. Nota dolente e fonte d’inesauribile sofferenza nella sua vita sono invece i rapporti sentimentali: sembra quasi, infatti, che Esther vada a cercare con il lanternino solo uomini sbagliati, innamorandosi sempre di quelli sposati, dei bugiardi peggiori quando non di psicolabili, per ritrovarsi ogni volta a piangere calde lacrime. Lei ci si butta anima e cuore, dandosi con assoluta, cieca generosità a chiunque le dimostri un po’ d’affetto, costruendo castelli di fantasie che si alimentano di poco e niente e rifiutandosi di vedere la realtà anche quando le viene sbattuta in faccia, sempre pronta a giustificare, perdonare, riaccogliere il suo amore del momento. Tanto è indipendente e piena di forza di volontà nella vita quotidiana, tanto diventa debole, fragile e indifesa quando si parla d’amore, diventando facile preda di mascalzoni e prepotenti. Quando la conosciamo, Esther è impegnata anima e corpo nell’ennesimo disastro affettivo, che nello specifico ha le fattezze tutt’altro che disprezzabili di Aldo Nunzi, infermiere nel reparto di geriatria dello stesso ospedale dove Esther lavora. Prepotente e guascone, di Aldo non si può dire altro se non che la prende in giro nel modo più bieco, facendo promesse che non mantiene, mentendole spudoratamente e intrattenendosi con chiunque altra gli capiti a tiro, certo che basta fare ad Esther una telefonata per riaverla tra le sue braccia…
 

Lo specializzando

ETTORE COSELLI (Michele Cesari), 28 anni, specializzando. Di lui le ragazze dicono che fisicamente è “un tipo”, eufemismo gentile per dire che non è proprio così affascinante, ma in compenso è davvero simpatico, buffo, divertente, uno con cui non ci si annoia, con cui non ci sono imbarazzanti silenzi tra una portata e l’altra al ristorante, uno che ti fa ridere e che quando sei triste ti mette subito un po’ di allegria. Ettore ha capito in tenera età che quella della simpatia è la carta migliore che può giocarsi per sedurre una donna e siccome le donne gli piacciono più di qualsiasi cosa al mondo, la spende con generosità e impegno. I risultati, in verità, non sono sempre incoraggianti: Ettore si ritrova con l’agenda zeppa di numeri di telefono di amiche del cuore, ma sesso poco o almeno non quanto ne vorrebbe.

Per fortuna Ettore non perde il buon umore, perché gliene serve parecchio per arrivare in fondo al suo ultimo anno di specializzazione sotto le grinfie di Riccardo. Il Dottor Malosti lo ha messo sotto torchio dal primo giorno – al quale, in effetti, Ettore è arrivato molto impreparato, con una laurea presa per il rotto della cuffia e una preparazione a dir poco lacunosa .Ettore comincia a pensare che non sarà mai un buon medico, forse non riuscirà neppure a conseguire la specializzazione e tanti anni di studio finiranno buttati al vento.
E poi, inaspettatamente, qualcosa arriva a fargli cambiare idea, un caso del destino che lo aiuterà a ritrovare la fiducia in se stesso e nelle sue capacità. Grazie a quella che poteva diventare una tragedia e che invece si risolve fortunatamente bene per tutti, Ettore conquista sicurezza e si convince una volta per tutte che non solo vuole, ma può diventare un medico eccellente. Da quel giorno in poi le angherie di Riccardo, la tensione in sala operatoria, tutto acquista una dimensione più umana e gestibile ed Ettore veleggia verso l’esame finale con il vento in poppa.

EVA LEONI (Miriam Mesturino), 30 anni, paramedico.
Allegra, solare e pimpante,  è una ragazza soddisfatta della sua vita: le piace il suo lavoro sulle ambulanze; ama intensamente il suo fidanzato FRANCO TRANI (Andrea Marrocco) e non le pesa il fatto di dividere con lui anche le ore di lavoro; è molto legata ai suoi compagni di lavoro, in particolare DIEGO PELLEGRINI (Leonardo Ruta), l’autista della sua unità di soccorso, e Laura, che è una delle sue migliori amiche e la sua principale confidente. E’ felice di vivere, Eva, e, come sempre quando si è felici, si pensa che nulla potrà scalfire la sua serenità. Mai potrebbe immaginare, quando la conosciamo, che nel giro di pochi mesi tutto cambierà e niente sarà più come prima. Si dice che si cominci a diventare veramente adulti quando si perde un genitore. Se è vero, Eva compie il cammino nel modo più doloroso e difficile, accudendo suo padre mentre l’Alzheimer lo condanna a non ricordare più nulla o quasi della sua vita, comportandosi come il più ingenuo e dispettoso dei bambini. Eva ha sempre avuto un’adorazione assoluta per suo padre e vederlo ora così, incapace persino di compiere i più semplici gesti quotidiani in modo appropriato, capire che non la riconosce quando lei gli parla, è per lei un dolore quasi insopportabile. Al dolore poi, si aggiungono le difficoltà organizzative e familiari che la malattia porta con sé: ben presto Eva capisce che sua madre da sola non è in grado di tenere testa alla situazione e  così comincia la ricerca di un centro specializzato dove ricoverare il padre. In questo frangente così difficile, tutti in Ospedale le sono vicini e ciascuno cerca di aiutarla come può ma Eva, come è naturale, cerca conforto soprattutto in Franco, rifugiandosi tra le sue braccia ogni volta che il peso di quello che sta accadendo diviene insopportabile.
FRANCO TRANI (Andrea Marrocco), 34 anni, paramedico. Fisicamente così come caratterialmente, Franco è un ragazzo solido: poche convinzioni ma salde, pochi concetti ma chiari, per lui la vita è un teorema semplice e limpido. Medico in forza sulle ambulanze, grande sportivo, è sempre pronto ad affrontare situazioni “estreme”, mettendo in mostra muscoli e coraggio. Autoritario, decisionista, sicuro di sé, omofobico e conservatore, Franco è un tradizionalista, legato a modelli di vita semplici: gli uomini lavorano, le donne si occupano della famiglia e dei figli; gli uomini decidono, le donne acconsentono. Una vena di umorismo da barzellettiere e un fondo di tenerezza lo salvano dall’essere decisamente insopportabile, unite al fatto che, nel momento del bisogno, Franco è sempre presente ed attivo, protettivo ed avvolgente, un ragazzo di cui ci si può fidare. Ed è proprio questo che ad Eva è piaciuto di lui, quel suo modo di prendere in mano le situazioni senza dubbi, come se sapesse sempre quello che è giusto fare e come farlo..
DIEGO PELLEGRINI (Leonardo Ruta), 32 anni, autista di ambulanza. Basta un semplice sguardo per capire che Diego è una persona mite, leale, autenticamente buona. I suoi gesti e le sue parole sono improntati a un’istintiva generosità, ad una fiducia incondizionata nel genere umano, supportata da una fede incrollabile in Dio. Guidare l’ambulanza per lui non è solo un mestiere, ma quasi una missione, un modo per dare un senso più profondo alla propria esistenza. Inevitabilmente non può fare a meno di empatizzare con le persone che soccorre, di chiunque si tratti: dal delinquente pluri-pregiudicato, alla ragazzina vittima di incidente, tutti meritano di essere salvati e, costi quel che costi, Diego li porterà in Pronto Soccorso nel minor tempo possibile. È proprio per questa alta concezione dell’essere umano che Diego non riesce a perdonarsi un momento di distrazione al volante, che è costata la vita ad un ragazzo tossicodipendente, finito sotto le ruote dell’ambulanza

 L'infermiere 

ROCCO CANNIZZARO (Max Pisu), 37 anni, infermiere. Immigrato di seconda generazione, Rocco è un’anima bella, un uomo sincero, onesto, semplice e saggio. Sposato e da poco padre, Rocco stravede per la figlioletta e diverte l’intero staff ospedaliero ed i pazienti con i suoi racconti di vita familiare: le liti tra consuocere, le discussioni tra lui e la moglie, le nottate insonni a cullare la bambina, tutto diventa sulle sue labbra motivo di risate. Rocco, infatti, ama vivere in pace e usa la sua allegria per dirimere conflitti e tensioni, in casa come in ospedale. Grande appassionato di calcio,  tifoso del Milan, vive una sorta di scissione della personalità da quando Berlusconi ne è diventato presidente: l’altra sua grande passione è infatti il partito comunista, del quale è un nostalgico sostenitore.
TERESA ROSSI (Giusy Frallonardo), 40  anni, addetta all’Accettazione. Tipica sciuretta milanese, piccolo borghese ma con aspirazioni da signora, sempre vestita e truccata con cura, avida lettrice di riviste scandalistiche più o meno patinate, è un’artista del pettegolezzo, un’esperta di chiacchiere sui fatti altrui. Sa sempre tutto di tutti ed ha sempre una sua opinione sui fatti, un suo personale punto di vista che non esita ad esternare anche quando non richiesto. Naturalmente ogni sua frase è preceduta da un “non perché mi interessi, ma...”, “non per farmi i fatti tuoi, ma...”, “non sono una pettegola ma...”. Avvinta come l’edera a convinzioni e convenzioni piccolo borghesi, Teresa ha messo su famiglia con il primo che gliel’ha chiesto, ha fatto due figli perché il figlio unico non è figlio, ha decorato la casa con stencil e centrini fatti da lei perché una vera donna ama il suo nido e si ritrova oggi accanto ad un marito noioso e pelato e due figli, una casa che sembra una bomboniera e le passeggiate la domenica in centro davanti ai negozi chiusi come unico svago. Sul lavoro, Teresa è precisa e metodica, non arriva mai in ritardo ma non concede neppure un minuto di straordinario, svolge i suoi compiti con precisione ma senza troppo entusiasmo. Trovarsela davanti al banco accettazione del Pronto Soccorso non è esattamente un’esperienza esaltante: burbera e scontrosa, pignola e puntigliosa sulle norme burocratiche, non si può certo dire che abbia un sorriso per tutti, anzi. Non di rado sbotta in scatti di nervosismo, infervorandosi per un nonnulla e tirando fuori una vena d’acidità. Teresa ha quel fondo di razzismo nutrito di ignoranza che la fa essere diffidente nei confronti di tutto ciò che non conosce e che è lontano dal suo mondo, dall’extracomunitario, al tossicodipendente, al barbone, tanto che più volte Sergio ha dovuto riprenderla e imporle maggiore attenzione. In questa categoria rientrano anche gli omosessuali, ai suoi occhi persone che vanno contro natura e con le quali vuole avere a che fare il meno possibile. E’ anche per questo che Marina si conquista ben presto la sua più sincera antipatia: sparlare della Valiero e delle sue “perverse” abitudini sessuali sembra dare a Teresa un gusto particolare.

L’autista del 118

PAOLO FALETTI  (Claudio Garrubba),
giovane volontario, autista di ambulanze, Paolo prende il posto di Diego dopo che quest’ultimo - a causa del drammatico incidente in cui è rimasto ferito - è costretto ad abbandonare il lavoro.
Paolo si inserisce con facilità nella squadra di soccorso del 118 al fianco di Eva e Franco: testimone silenzioso ed imparziale dei litigi e delle provocazioni che i due - ormai in piena crisi sentimentale - si scambiano ad ogni occasione, Paolo si presenta fin da subito come un collega umanamente affabile e professionalmente affidabile.